Il 18 luglio è stato pubblicato su Scientific American un articolo dal titolo “15 Answers to Creationist Nonsense“, un pezzo che già dal titolo è fuorviante in quanto gli argomenti trattati nono sono specifiche ed esclusive obiezioni sollevate dall’ambiente creazionista.

Già la denominazione “creazionista” è un termine che genera confusione tra chi è religioso e chi rifiuta la scienza: per creazionista, secondo un’accezione consolidata, qui si intende il secondo caso. Ma non verrà spiegato che di questo si tratta. Fatta questa dovuta precisazione, gli argomenti addotti nell’articolo sono a loro volta presentati in modo da costruire un’immagine volutamente caricaturale di qualsiasi obiezione al darwinismo, portando a credere che si ponga l’equazione obiezione=creazionismo.

L’articolo è stato prontamente tradotto su Le Scienze con il titolo “Quindici risposte al nonsenso creazionista“, fin dalle prime parole l’articolo, riportato su Le Scienze, è fazioso:

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Già la denominazione “creazionista” è un termine che genera confusione tra chi è religioso e chi rifiuta la scienza: per creazionista, secondo un’accezione consolidata, qui si intende il secondo caso. Ma non verrà spiegato che di questo si tratta. Fatta questa dovuta precisazione, gli argomenti addotti nell’articolo sono a loro volta presentati in modo da costruire un’immagine volutamente caricaturale di qualsiasi obiezione al darwinismo, portando a credere che si ponga l’equazione obiezione=creazionismo.

L’articolo è stato prontamente tradotto su Le Scienze con il titolo “Quindici risposte al nonsenso creazionista“, fin dalle prime parole l’articolo, riportato su Le Scienze, è fazioso:

Gli oppositori della teoria dell’evoluzione vogliono dare spazio al creazionismo smantellando la vera scienza…

Il meccanismo è chiaro, come già detto viene affermato che il creazionismo smantella la vera scienza, giocando sulla confusione tra il termine “creazione”, a cui fa riferimento un credente, e il termine creazionismo che come abbiamo visto è una presa di posizione antiscientifica. Poi si parla genericamente di oppositori della teoria dell’evoluzione, senza specificare che comunque evoluzione e darwinismo non sono la stessa cosa in quanto la teoria di Darwin è una possibile spiegazione di un fenomeno che è l’evoluzione.  La distinzione tra le due cose si comprende meglio pensando che se così non fosse non avrebbe senso la teoria di Lamarck, sull’evoluzione, formulata ben 50 anni prima di quella di Darwin. L’articolo poi prosegue così:

Quando, 143 anni fa, Charles Darwin introdusse la teoria dell’evoluzione attraverso la selezione naturale, gli scienziati dell’epoca discussero ferocemente su di essa, ma le prove che si andavano accumulando da campi come la paleontologia, la genetica, la zoologia, la biologia molecolare, portarono gradualmente a stabilire la verità dell’evoluzione al di là di ogni ragionevole dubbio. Oggi quella battaglia è stata vinta ovunque, tranne che nell’immaginario collettivo.

Il lettore viene portato a credere che le prove raccolte nel tempo provino il meccanismo darwiniano della selezione naturale e che questa sia il punto più importante della teoria:

1- La selezione naturale non è verificabile a posteriori in quanto tautologicamente quello che troviamo nei fossili è quello che è stato selezionato.

2- Il punto centrale di una qualsiasi teoria dell’evoluzione è l’origine dei nuovi caratteri, cosa che Darwin non chiarì mai scivolando infine verso un lamarckismo rivisitato con l’aggiunta della selezione naturale.

3- Nella Sintesi Moderna (o neodarwinismo) l’origine dei nuovi caratteri è affidata alle mutazioni casuali che non sono soggette a possibile prova contraria di confutazione, e che quindi, in ottica popperiana, non sono un argomento scientifico.

Se quindi la verità dell’evoluzione è accertata sin dai tempi di Lamck e Cuvier (inizio ‘800), quello che ancora resta da provare è che il meccanismo darwiniano sia quello vero.

Ma andiamo avanti ad analizzare il primo di questi 15 punti proposti su SA:

1. L’evoluzione è solo una teoria. Non è un fatto o una legge scientifica.

Molte persone hanno imparato alle elementari che una teoria cade nel bel mezzo di una gerarchia di certezze: è al di sopra sopra di una mera ipotesi, ma al di sotto di una legge. Gli scienziati, però, non usano i termini in questo modo. Secondo la National Academy of Sciences (NAS), una teoria scientifica è “una spiegazione ben motivata di alcuni aspetti del mondo naturale che può incorporare fatti, leggi, inferenze e ipotesi testate”. Per quanto convalidata, nessuna teoria diventa una legge, che è una generalizzazione descrittiva della natura. Così, quando gli scienziati parlano di teoria dell’evoluzione – o di teoria atomica o di teoria della relatività – non stanno esprimendo delle riserve sulla sua verità.

Oltre che di teoria dell’evoluzione, cioè dell’idea di una discendenza modificata, si può anche parlare del fattoevoluzione. La NAS definisce un fatto come “un’osservazione che è stata più volte confermata ed è accettata come ‘vera’ a tutti gli effetti pratici”. I reperti fossili e molte altre prove testimoniano che gli organismi si sono evoluti nel tempo. Anche se nessuno ha osservato queste trasformazioni, la prova indiretta è chiara, univoca e convincente.

Tutte le scienze si basano spesso su prove indirette. I fisici, per esempio, non possono vedere direttamente le particelle subatomiche e ne verificano l’esistenza guardando le tracce rivelatrici che lasciano nelle camere a nebbia. L’assenza di osservazioni dirette non rende le conclusioni dei fisici meno certe.

Partendo dalla definizione riconosciuta come valida del termine “teoria”, data dalla National Academy of Sciences (NAS), una teoria scientifica è “una spiegazione ben motivata di alcuni aspetti del mondo naturale che può incorporare fatti, leggi, inferenze e ipotesi testate”, nel nostro caso l’evoluzione rappresenta un “fatto” (si trovano fossili diversi in strati e quindi epoche diverse), l’ipotesi neodarwiniana per spiegare questo fatto è l’origine di nuovi caratteri e nuove specie per accumulo di mutazioni e selezione delle stesse, ebbene questa ipotesi non è stata testata. I casi riportati in letteratura (vedi Lenski) sono tutti esempi di una perdita di funzione: nessun nuovo organo, nessuna nuova proteina.

Che la cosa provata sia il “fatto” dell’evoluzione, viene correttamente poi dichiarato nella risposta, ma sempre senza chiarire che il fatto dell’evoluzione non è però la teoria di Darwin.

Così, con un abile gioco di parole, si lascia credere che evoluzione e teoria di Darwin siano la stessa cosa, in tal modo una volta dimostrato che la prima è provata (cosa che noi su CS condividiamo), il lettore è indotto a credere che lo sia anche la seconda, e cioè la teoria di Darwin.

La risposta al punto 1 sull’obiezione “L’evoluzione è solo una teoria. Non è un fatto o una legge scientifica.” è dunque la seguente:

L’evoluzione, intesa come successione di specie differenti nel tempo, è un fatto testimoniato dai ritrovamenti fossili e sul quale concordiamo.

La sua spiegazione fornita dalla teoria neodarwiniana e dalle sue successive rielaborazioni, non ha invece ricevuto una soddisfacente corroborazione scientifica, infatti con le mutazioni casuali si sono osservati solo casi di micro mutazioni, ma peggio ancora, e questo nell’articolo non viene detto, non è possibile ideare alcun esperimento che possa confutare che i nuovi caratteri si siano formati a causa di mutazioni casuali (confutazione popperiana). Se ad esempio vi mostrano una roulette a ruota ferma con la pallina sul numero 1, come potete stabilire che sia finita lì per caso o se invece è stata messa deliberatamente o con una calamita che l’attira in quella posizione?

Per rispondere al primo punto possiamo quindi dire che l’evoluzione darwiniana è una teoria non sufficientemente corroborata e, cosa ancor più rilevante, non confutabile.

Riguardo la teoria neodarwiniana (non l’evoluzione), possiamo giungere alle conclusioni che si tratta quindi di una congettura che non solo non ha avuto una corroborazione adeguata, ma che per la mancanza di un criterio di falsificabilità (ci una prova che potrebbe smentirla) non può neanche essere definita scientifica.

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